giovedì 7 agosto 2008

Solo.

Io, volevo solo nuotare.

Volevo danzare. Leggero, fluido, senza peso.
Volevo avvilupparmi come tralcio d' uva fra le correnti.
Volevo la pelle d' oca. Volevo i brividi.
Volevo il tocco che scorre freddo.
Volevo riparo, dal calore che brucia, in un agosto senza nuvole, senza vento.
Volevo sentirmi salato, sapere che ci sono, vivo, leccandomi un braccio.
Volevo il mare mio.

Solo mio.
...

Là, dov' ero, non si butta nessuno.
Porta male, porta grane, porta malattie, malanni: sei morto e non lo sai.

Io mi sono buttato.

Per un momento solo, un attimo silenzioso, un istante fermato nel tempo, ho goduto.
Sono stato bene.

Non avevo vestiti. Non avevo denti, non avevo grasso addosso, solo ossa macinate, pelle arida e macchiata.
Il mio mondo era nascosto. Dentro un arbusto basso e seccato.
Pochi avanzi di stoffa senza nome, pagine cotte al sole di giornali letti e non capiti, foglie e stoppie ad accogliere la schiena nel buio.

Mi sono buttato.

So che mi apriranno, mi taglieranno, frugheranno dentro le mie viscere e nel sangue raggrumato, per trovare un come, per buttarmi senza nome ma con un perchè.
Un perchè innocente, un perchè di attenzione, un perchè di scuse...

Innocenti, colpevoli, santi, assassini: mai conosciuta giustizia e mai invocata.
Mai creduta. Mai pensata. Mai attesa.

Mai voluta.

Io, volevo solo nuotare.

Volevo danzare come re delle onde. Volevo librarmi senza più pesi. Volevo prendere fresco, senza chiedere niente.

Solo al mare, sì, di fronte ai mei occhi.


In memoria di un senza nome.
Ripescato ieri, a pochi metri dalla riva del lungomare di Taranto.


Mara

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