lunedì 23 giugno 2008

Sapori e piaceri.

E' di ieri.

Calda, solitaria, pensosa, molle, domenica.
E' di ieri, il mio lento soffermarmi sui piaceri del sapore, di lingua e palato, qui, nel tempo che scorre...

Vino e cucina, mi hanno parlato sommessamente, per tutto il giorno del riposo. Sono rimasti qui, appena fuori da me, lasciandomi poco appagata e vagamente esausta.

Vini e tavole apparecchiate, imbandite, oggi, a fine lunedì, mi fanno rabbia: piaceri a portata di voglie, occhi, mani, olfatti e bocche, in ogni dove, nei più minuti piccoli punti a macchie sulle cartine geografiche, evocano desideri in ognuno di noi, così sfacciatemente confessati o soddisfatti che, a dire viaggi, si aprono, a forza, orizzonti disseminati di bucolici agriturismi; fattorie di produzione propria, aperte ad ogni sorta di robusta degustazione; piccole sagre di tradizione storica e medioevale, o nuovi eventi enogastronomici, emersi dal silenzio di lande appartate e semi-disabitate, riportate a nuova vita da comitive di affamati e assetati cacciatori di soddisfazioni nei sensi più primordiali...

La mente viaggia, a sentire il suono di certe parole: Vini, Rossi, e si aprono immagini di botti grandi come ventri di balene alla Collodi, con le assi di legno gonfio, tese fino allo spasimo a contenere vini dai bouquet fruttati, pastosi e vellutati al palato, prodotti per tradizione, con la cura e l’ esperienza di una volta...

Riempiono la mente, visioni di pani grandi dalle forme irregolari, anneriti nelle superfici in fornaci a legna, fumanti negli odori di farina cotta e mollica a bolle larghe e ariose.

Alla lingua sale il sapore di olii lucidi che scivolano come sciroppi dorati sopra un piano, robusti o delicati, aromatizzati secondo fantasie e usi locali.

Si fanno largo taglieri di salumi, vera grandeur del palato, prodotti da allevamenti veraci e genuini, in cui sugnatura, salatura e stagionatura evocano assonanze di piacere senza età.

Si offrono allo sguardo formaggi a lenta maturazione, sapidi e piccanti, a pasta dura, che si liquefanno al solo contatto, con la bocca e formaggi freschi a pasta molle e candida, che rivelano al primo assaggio il sapore del latte appena munto...

Chi è che divora e ingoia, appena lasciando alle papille la licenza di fare il loro dovere?
Chi è che divora e ingoia con gli occhi avidi, castrando il piacere con bocche serrate?

Si gusta troppo con la bocca. Si gusta troppo solo con gli occhi.

Cibo. E si dice forse tanto, fino alla perdita di ogni senso.
La virtù della via che spacca nel mezzo continua a smarrirsi, e ingordi o affamati ci puniamo di fugace insoddisfazione.

Mara

http://www.cicorivoltaedizioni.com/cicorivoltaedizioni_leggimi_nei_pensieri.htm
http://www.locanda-almayer.it/
http://www.qlibri.it/recensioni/letteratura/narrativa-italiana/racconti/

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