martedì 16 settembre 2008

Scatole di cartone sotto il braccio.


Notizia di ieri. E addio.
Addio, Lehman Brothers.

Simbolici battenti chiusi, lucchetti e sigilli.
Addio e pianti composti. Lacrime civili, nelle mani, a nascondere visi e umiliazioni.
Grida inudibili, bestemmie immaginarie.
Visi molto wasp, abiti scuri, camicie bianche inamidate; tacchi alti, capelli lisci, ordinati.
Lo sgomento si avverte, senza per questo mai vederlo offendere buon gusto e dignità.
Via tv arrivano voci incerte e metalliche. Stupisce un unico sorriso inopportuno, fuori discussione.
La paura e il sopravvento dell' buco nero sotto i piedi, collassano il senso logico di quel sorriso, ma è un caso isolato: dovunque, scorgi professionisti del savoir-faire, colletti bianchi, quadri, dirigenti, che restano ciò che si sono allenati ad essere fin dai tempi di Harvard o Yale, persino oggi, che hanno un crack gigante sotto il culo e l' ineffabile è appena successo...

Vedi persone.
Vedi identità che conservano la loro integrità ancora per quei passi fino all' automobile o al taxi...
Poi, sta a te: puoi solo immaginare, dietro ai vetri, occhi sbarrati o lacrime che non arrivano, perchè l' emergenza pretende nervi rigidi e capacità di scatto in avanti, sebbene non sai per dove...

Il mondo corre veloce verso tappe ignote. E la vita picchia duro, a volte.
La sorte guarda dritto in faccia e sceglie rovesci e grazie.
Così.

Libera associazione: mi viene in mente la grandezza di un carapace.

Ieri, sono uscite da portoni a specchio, a New York, persone con scatole di cartone sotto il braccio.
Il numero degli scatoloni a segnare, come le tacche sul muro per le nuove altezze dei bambini, anni di scalate e fedeltà.
Dipendenti Lehman Brothers di vecchia pelle, con scatole impilate l' una sull' altra.
Giovani leve, rampicanti come edera robusta, ne reggono uno solo, grande e pieno, fra braccio e fianco.

Uffici, scrivanie, vuotati in meno di un sogno.
Scatoloni che raccolgono vite trasferibili come assegni in bianco.

Fra le cose che più mi lasciavano curiosità e domande, dei tanti film americani visti in una vita, una su tutte: come ci si riuscisse...
Come si potesse traslocare in un pomeriggio...
Come si potesse caricare un' auto fino a schiacciarla a terra, di tutto un intero mondo, e partire per un altro inizio, in un qualche altrove, all' improvviso...
Niente ditta di traslochi, niente inutili tracce e debiti. Solo un' automobile scassata e braccia e menti veloci a chiudere tutto, il tempo di una scelta...


Ieri, l' hanno fatto ancora.
Stavolta non è un film. E' vita.
Ma si sa che il cinema fa opera di mimesi e guarda il mondo con occhi e taccuini discreti e silenziosi.

Scatoloni con pezzi di vite intere hanno sfilato, ieri, davanti alle telecamere del mondo.
Dentro, spesso, più di settanta ore di lavoro la settimana.
Tutto in poco spazio. Persone con menti atte alla sintesi e pensieri che guardano alla fine in ogni inizio.

Ho sentito un uomo dire: "Ho voglia solo di andare via e di tornare dalla mia famiglia."
Chissà perchè ho desiderato che non lo facesse...
Che non tornasse dalla moglie...
Con le mani piene solo di freddi, agghiaccianti, pesi inutili, in una scatola di cartone.


Mara

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10 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Ho visto anch'io quelle scene e, come te, ho pensato "Dio mio, sembra un film! No, non può essere vero!". Mi pare che tutti quei dipendenti abbiano mantenuto la loro compestezza e dignità e per questo sono da ammirare. Come una sorta di fedeltà all'azienda che si protrae anche quando l'azienda ti abbandona. Ho visto anche i tentativi (vani) dei giornalisti italiani di strappare qualche dichiarazione ai dipendenti italiani della banca. Anche lì nessuno ha urlato, sbraitato, fatto allusioni. Calma e sangue freddo. Mi vengono in mente solo due ipotesi: Forse i dipendenti statunitensi se lo aspettavano? Oppure, forse, sono rimasti talmente sorpresi da non rendersi conto nemmeno di ciò che stava accadendo? In entrambi i casi, a livello personale, se si guarda cioè la vita del singolo, è una cosa straziante. Dedichi anni a un progetto, a un'azienda e poi, all'improvviso... PUFF! Scompare tutto! Terribile davvero!

16 settembre 2008 10:07  
Blogger Mara ha detto...

@Pinkclo: mia cara, siamo telepatiche per caso? Ti ho appena lasciato un commento, proprio mentre tu eri qui!!!

: D

Sì, è una vicenda devastante, per le ricadute economiche, emotive, personali e comunitarie.

Vedere quelle immagini mi ha profondamente colpita...
E' la vita che si rivolta contro in un istante...
L' essere umano vive di speranze, anche laddove appese ad un filo, dunque per quanto fosse nell' aria la possibilità di un rovescio come questo, in realtà si tratta di qualcosa che non ha precedenti nella storia americana, per tanto, a mio avviso, non concepito fino in fondo come davvero possibile...

Ad ogni vodo si va avanti. Si deve andare avanti.
E ho fiducia che, come ci vogliono molte risorse per lavorare in contesti così competitivi, gli ex dipendenti della Lehman Brother, sapranno con grinta cercare nuove strade.

Bacissimi, mia cara Clò!

16 settembre 2008 10:23  
Anonymous Anonimo ha detto...

Leggo di questa banca e penso a quello che sta succedendo anche in Italia...faccio finta, mentre scorro il tuo pezzo, di non scorgervi anche qualcosa di italiano che ci rifiutiamo ancora di vedere. Aria

16 settembre 2008 14:14  
Anonymous Anonimo ha detto...

E dentro quelle scatole le aspettative di tante vite..

ElenaGT

16 settembre 2008 14:20  
Anonymous Anonimo ha detto...

PS. Sono rimasta indietro a leggerti. Scusami!

ElenaGT

16 settembre 2008 14:21  
Blogger Mara ha detto...

@Aria: ahimè, mia cara, ravvedi il giusto...
Il crack della Lehman Brothers, fino a ieri impensabile, rischia di essere solo il primo di una serie...

Siamo in piena stagflazione e non servono gli esperti a dircelo, ne viviamo gli effetti sulla nostra pelle.

Baci cara, e sursum corda! Non molliamo!

16 settembre 2008 15:16  
Blogger Mara ha detto...

@ElenaGT: Elena cara, che dici??? Ci mancherebbe!
Anche se, posso dirtelo, sentivo molto la tua mancanza!!!

; )

Sì, la situazione è drammatica, ma, come insegni sempre tu, è in questi momenti che occorre rimboccarsi le maniche e lottare!

Il vento, ad un certo punto, cambia.

Tantissimi baci!

16 settembre 2008 15:20  
Anonymous Anonimo ha detto...

Oddio, allora siam telepatiche! :-) Baci

16 settembre 2008 17:04  
Anonymous Anonimo ha detto...

E' solo un crack, intendo dire che temo sia soltanto il primo perché ne seguiranno altri: il mercato americano non gode di buona salute, tutt'altro. Quello europeo non può far altro che star dietro a quello americano: di fatto l'Europa è povera, molto rispetto a quando con il sorriso sulle labbra si pensava che l'unione avrebbe fatto la forza. Questa unione sembra invece aver fatto la debolezza: non che gli inglesi stiano meglio, ma hanno visto bene e non sono entrati nell'UE. In Italia portiamo giustamente il lutto al braccio; negli USA sopravvive il sogno americano, questo mito - abusato - per cui si pensa che tutto possa risorgere. Ma così non è. La povertà in America negli ultimi anni ha raggiunto cifre spaventevoli. L'America è anche una civiltà di immagine: la sua forza si gioca per metà sull'immagine, quindi compostezza anche nel dramma, proprio come nei film hollywoodiani. Servirà a qualche cosa questa compostezza? Spero di sì, ma non sono ottimista perché non ci sono basi concrete per esserlo.

Bacioni Mara e buona serata,

Beppe

16 settembre 2008 18:34  
Blogger Mara ha detto...

@Beppe: sì Beppe, concordo con te, infatti, nella mia risposta ad Aria, ho espresso anch' io il timore che il crack della Lehman Brothers sia solo il primo di una serie...
Del resto, è incorso dopo il salvataggio in extremis di altri colossi bancari americani, proprio perchè non è stato più possibile rifondere miliardi di dollari di debiti, continuando a far crescere il debito pubblico americano e pesando ulteriormente sulle tasche del contribuente!

A proposito della moneta unica, invece, giusto ieri ho ritrovato una copia de "L' amore ai tempi del colera" in formato pocket, prezzo: 7.900 lire. Esattamente gli 8 euro di oggi...

Un abbraccio e "stringiamoci a coorte" (ma, bada, solo in senso patriottico, senza nessun sapore nostalgico di un certo ventennio!)

; )

16 settembre 2008 19:39  

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