martedì 9 dicembre 2008

Intervista a Giuseppe Iannozzi autore della raccolta di racconti "Morte all' alba" : Seconda parte.

Sempre a proposito di self-publishing, oggi se ne fa un gran parlare: molti autori esordienti, giovani e non, ricorrono a tale strumento per editare i propri lavori e persino un illustre quotidiano nazionale, ultimamente, ha impostato un nuovo spazio web per l’ autopubblicazione, promettendo vetrine, opportunità e visibilità agli aspiranti scrittori. Tu hai un’ esperienza davvero notevole in campo editoriale, cosa ti sentiresti di suggerire a chi ti chiedesse un’ opinione in merito? Puoi fornirci un primo bilancio della tua esperienza di autoproduzione?

Ricorrere al self-publishing può essere una carta da giocare, ma non si pensi che l’autopubblicazione possa portare gloria e allori (a tutti). Siamo in un paese di poeti e di scrittori, che però non conoscono le basi fondamentali della grammatica: non penso proprio che tra le autopubblicazioni ci siano chissà quali talenti nascosti! Ho letto qualche cosa, ma solo un paio di titoli mi sono sembrati meritevoli di apparire nei cataloghi di un editore tradizionale. Con il self-publishing chiunque può vedere stampate le proprie parole, ma questa libertà di parola non è sinonimo di qualità. Il mio consiglio è di stare molto attenti a quando si comperano dei libri, dagli editori tradizionali, ma anche e a maggior ragione quando si compra da Lulu.com o da altri che stampano on demand. Il mio consiglio, sempre, è quello di approfondire prima per evitare brutte sorprese dopo: comprare un libro Mondadori, ad esempio, non mi tutela affatto dall’avere brutte o bruttissime sorprese, ed uguale discorso con l’editoria on demand. Un bravo lettore dovrebbe sempre informarsi prima di procedere all’acquisto di un libro: in Italia si pubblica tantissimo, ma solo un 5% scarso è di titoli che meritano d’esser letti. Faccio due esempi macroscopici. “Lettere a nessuno” di Antonio Moresco, Einaudi, è un libro da evitare: molto meglio leggere Melissa P. piuttosto che Moresco, che viene addirittura presentato nelle note di copertina al pari di Cesare Pavese e Giacomo Leopardi; niente di più falso, è uno dei più sopravalutati imbrattacarte di questa terra dei cachi. Emblematico poi il caso Casarini, “La parte della fortuna”, Mondadori, pubblicato perché Casarini conosce Sandrone Dazieri consulente per la casa editrice Mondadori, un libro che è stato pubblicato perché Luca e Sandrone sono amici e non per altro. Fabrizio Ronconi, che ha intervistato a suo tempo Casarini per il Corriere della Sera, con poche semplici mirate domande lo ha letteralmente messo al tappeto, in questi termini: - Dica la verità: come ci è arrivato a una casa editrice così prestigiosa?- “Merito di Sandrone Dazieri”.- L’autore di “Attenti al gorilla”.- “Esatto. Sandrone scrive gialli, è consulente per la Mondadori e ci conosciamo da una vita, da quando lui, per capirci, frequentava il centro sociale Leoncavallo… La faccenda è più chiara, ora?”L’editoria italiana funziona così, cioè non funziona.Ma non si pensi che l’editoria on demand possa portare ai lettori dei tesori sconosciuti: è più onesto dire che questa forma libera di pubblicazione è una sorta di vaso di Pandora, per cui prima di acquistare un titolo è sempre bene informarsi sull’autore. Si tenga poi presente che il self-publishing non si avvale di editor o correttori di bozze: chi scrive è editor, correttore di bozze e sédicente scrittore allo stesso tempo. Io mi sono autopubblicato perché non intendevo essere censurato. L’editoria on demand in tal senso è una grande opportunità: se sai scrivere e sai scrivere bene, affidarsi a Lulu.com o ad altri servizi similari è un modo conveniente per aggirare la censura e le pretese di commerciabilità degli editori tradizionali.

“Morte all’alba” raccoglie racconti che spaziano dall’avantpop all’horror e al dark, dall’ erotismo alla Bukowski, alla science-fiction. Cimentandoti con quale di questi generi tanto diversi ti sei sentito più a tuo agio e quali sono i tuoi autori di riferimento per ognuno di essi? I grandi, a tuo avviso, sono tali a prescindere dal genere oppure, più provocatoriamente, hai delle preferenze che influenzano anche la tua percezione del talento?

Non c’è un genere che mi aggrada più di un altro. Sostanzialmente penso che se un racconto è scritto bene, al di là del genere, possa offrire spunti di riflessione e di divertimento tanto per il lettore quanto per lo scrittore. Non trovo sia giusto definire la scrittura di Charles Bukowski “erotica”; è più giusto dire che i suoi sono romanzi che parlano anche di donne e di sesso, ma Bukowski non era uno scrittore erotico o rosa. Qualcuno pensa di metterlo a forza tra quelli della Beat Generation: ma Hank non è mai stato di quella sponda, né ha mai avvicinato la strada à la Jack Kerouac né l’urlo e in seguito la trascendenza di Allen Ginsberg. Da giovane, per provocazione, fingeva d’essere per il nazismo, ma in realtà non ha mai fatto politica: Chinaski non era uomo che potesse permettersi di perdere tempo dietro agli affari della politica, preferiva di gran lunga le sbornie, le donne e la buona poesia. Per Bukowski donne vino poesia erano, punto e basta. Né si pensi che fosse uno hippy. Per Hank gli scrittori di riferimento erano una manciata: Louis-Ferdinand Céline, Anton Chekhov, Ernest Hemingway, John Fante, autori che anch’io stimo, in particolare Céline ed Hemingway. Qualcuno l’ha indicato come uno scrittore underground, altri ancora hanno detto di lui che fu un alienato, un barbone, un disadattato. Hank fu uno scrittore di Los Angeles che descrisse l’umanità, nelle sue varie sfumature, perché “L’uomo è la fogna dell’universo”, usando le sue stesse parole. Fu un uomo libero, slegato da religioni e politiche. Un vero scrittore, e mai un beatnik o un hippy. Per la science-fiction potrei citare Philip K. Dick, Isaac Asimov e Arthur C. Clarke. Per l’horror e il dark, il primissimo Stephen King, ma soprattutto Henry James, Joseph Sheridan Le Fanu, John William Polidori, Edgar Allan Poe, Horace Walpole e ovviamente l’indiscusso maestro Howard Phillips Lovecraft. Per l’avantpop, Larry McCaffery, Mark Leyner, William T. Vollmann, Thomas Pynchon e anche Jonathan Lethem, pur non apprezzandolo per tutti i suoi romanzi e racconti. Per chi volesse approfondire, il manifesto dell’avantpop qui (in inglese): http://www.altx.com/manifestos/avant.pop.manifesto.html Sono dell’opinione che il talento sia qualche cosa di innato, che si può affinare con il tempo e l’esperienza, ma che non si può creare dal nulla, neanche con un lungo e mirato esercizio. Il talento ce l’hai o non ce l’hai. Mi fanno sorridere quelli che pretendono di insegnare a chiunque ad essere un artista: al limite è possibile instillare un po’ d’amore verso l’arte e la bellezza, tuttavia è impossibile far di un caprone un novello Giotto, un Leopardi, un Beethoven. Artisti si nasce e basta, come chi nasce con una grande voce e una immane sensibilità artistica. Non si può insegnare a un asino a cantare come Renato Caruso, né è giusto pretendere che un asino mortifichi il suo ragliare che è la cosa che meglio gli riesce. Preferisco di gran lunga i talenti naturali, quindi mi interessano poco o niente tutti quelli che vengono presentati dagli editori come geniali azzeccagarbugli che hanno frequentato questa-scuola-di-scrittura-creativa e che hanno vinto il premio ad essa annesso. Amo la genuinità, che solitamente è presente in chi sregolato e “contro”: Fëdor Michajlovič Dostoevskij, ad esempio, fu un genio non solo del suo tempo, pochi come lui seppero disegnare l’animale uomo, e non si può certo dire che Fëdor non fosse un visionario e un ribelle soprattutto. Per questo Fëdor è ancora oggi più che mai attuale.

Ti ringrazio caro Beppe. Mi piacerebbe molto, ora, che tu liberamente aggiungessi in coda a questa intervista tutto quello che è mancato alle mie domande e che senti invece come importante da aggiungere affinché i lettori entrino più profondamente in contatto con ciò che hai voluto esprimere e comunicare con il tuo lavoro. Per quanto riguarda la mia impressione, che è tutto fuorché una critica, si tratta di una prova che evidenzia un notevole talento narrativo, non comune né scontato; cattura e affascina per la varietà dei temi, per lo stile sapiente e curato, capace di produrre emozioni forti e contrastanti nel lettore, e che risulta sempre funzionale al contenuto di ogni racconto. “Morte all’alba” attiva sensazioni molto accese che perdurano; spesso durante l’arco delle giornate i diversi racconti ritornano alla mente, ci si sorprende a pensarci. Non offre mai contentini o facili soluzioni, risultando qua e là (senza averne l'intenzione smaccata) un lavoro anche sottilmente educativo. Si tratta di un’opera che lascia una traccia sensibile, una sensazione indefinita addosso, come di uno specchio in cui guardarsi per la prima volta senza maschere, uno specchio che rimanda un’immagine non sempre clemente.

Direi che le domande sono state abbastanza penetranti e libere da costrizioni, difatti mi hanno lasciato l’opportunità di esprimermi a lungo e in maniera totale, per cui non è che abbia molto da aggiungere. Come ho detto, “Morte all’alba” non è un libro adatto alle convenienze editoriali; spesse volte il linguaggio è crudo, le scene disegnate sono cruente, ma il tutto non è mai fine a sé stesso. Anche là dove, per esigenze espressive, ho fatto ricorso ad immagini esplicite, c’è sempre un pizzico di poesia. La tua impressione di lettura è molto generosa e un po’ mi mette in imbarazzo, ma l’accetto di buon grado perché so che è dettata dalla sincerità. Ti ringrazio per la tua disponibilità nel voler ascoltare il vecchio trombone che sono. Mi sono davvero divertito con questa intervista fatta in tutta libertà, come due vecchi amici al bar che parlano tra un caffè e un altro di amore anarchia e libertà. E la musica di sottofondo, ovviamente quella di Gino Paoli.

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9 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Non c'è niente da fare..,cara Mara,se si tocca con Beppe l'argomento dell' editoria e dei libri che vengono ultimamente pubblicati con Beppe è finita dimentica anche di parlare del suo libro ahahahahPer fortuna che ci hai pensato tu! :))) e in modo molto azzeccato dal mio punto di vista.Comunque io ho trovato questa intervista molto bella e anche istruttiva almeno per me che sono un'ignorante in materia e pur conoscendo le opinioni di Beppe tramite suoi commenti e post, è stato un piacere rileggerle approfondite grazie alle tue domannde.
un bacione
cinzia

9 dicembre 2008 18:54  
Anonymous Anonimo ha detto...

Be', la domanda di Mara era ben mirata e io le ho risposto. Non è che mi sia dimenticato di parlare del mio libro. Tutt'altro. Evidenzio però che l'editoria è malata ab imis, direi che è un dato di fatto: ho portato anche due macroscopici esempi, affinché poi non si dica che sono mie paranoie, Casarini e Moresco. Questo per evidenziare che l'editoria non tiene conto della meritocrazia: ma ahinoi in nessun campo la meritocrazia conta qualche cosa, perché si va avanti a forza di raccomandazioni. Questa è l'Italia.

Ovvio che per chi scrive, anche se piccolo come me - nel senso che non sono un parvenu o un immanicato -, non può sottrarsi al dovere di dire dell'editoria e di come essa funzioni!

Mara, mi ha offerto con questa intervista la possibilità di ribadire e approfondire concetti e idee che chi mi segue già sapeva: qui sono stati ribaditi in maniera più corposa. E soprattutto mi ha dato l'occasione di parlare di "Morte all'alba", degli autori che prediligo e che per me sono dei maestri da cui imparare giorno dopo giorno. Ho spiegato le ragioni per cui "Morte all'alba" è una raccolta di racconti e anche come essi sono nati. Direi che ho parlato di tante e tante cose, o no? Tu ad esempio lo sapevi che preferisco scrivere durante le prime ore del mattino o verso il crepuscolo?

Il bacione era per Mara o per me? ^___*

Bacioni a Mara e a Cinzia,

Beppe

9 dicembre 2008 19:47  
Anonymous Anonimo ha detto...

Io parlavo di questa seconda parte dell'intervista...e si lo so benissimo e le poesie di notte Lo hai detto nella prima parte che credevi di prendermi in castagna? ;)
cinzia

9 dicembre 2008 20:00  
Anonymous Anonimo ha detto...

In effetti è difficile prendere in castagna una Stregaccia come te. :-D

Ed allora, Cinzietta, dimmi un po' tu che cosa t'ha colpito di più in questa seconda parte dell'intervista!

Smaaackkkk

Beppe

10 dicembre 2008 21:22  
Anonymous Anonimo ha detto...

Ho letto con molto interesse la questione self publishing. Io credo comunque che il momento che "io lettore" decido di acquistare un libro "autoprodotto" mi lascio trasportare nella scelta da sensazioni e dal titolo.In ogni caso SO di poter prendere una "bufala"ne sono consapevole.Il momento però che acquisto un libro marchiato mettiamo mondadori,lo acquisto in una libreria leggo nelle note di copertina critiche che lo esaltano ingiustamente e quindi mi trovo a leggere una "ciofega" ecco lì veramente vi è la presa in giro.Ho trovato poi fantastica la parte dedicata a Bukowski .Ora ho capito meglio e fino in fondo perchè quando dissi a mio figlio che Bukowski scriveva libri "erotici" ho rischiato di prendere il libro in testa,non è successo solo grazie alla venerazione che ha per i libri di questo autore.:) Su una cosa non posso aggiungere nulla...si sei un vecchio trombone ahahahahahaha ;))))
Un bacio Beppe e anche a te Mara per avermi permesso di approfondire "certe idee di questo Beppaccio)Sperando di essere stata almeno un pò comprensibile vi auguro buona serata :)
cinzia

10 dicembre 2008 21:48  
Blogger Mara ha detto...

@Cinzia: Cinzietta!!!
Visto? Non si finisce mai di conoscere anche gli amici! ; D
In realtà questa intervista più che per Beppe, l' ho concepita per soddisfare la mia curiosità pantagruelica!(Scherzo!)
Mi piaceva l' idea di far conoscere "Morte all' alba", ma anche il suo autore, per rendere più umana e familiare la mano che batte su una tastiera.
Condivido con te che la parte sul self-publishing sia particolarmente interessante, specie per gli aspiranti scrittori. Spesso mi viene chiesta la mia opinione in merito, ma quella di Beppe mi sembrava in tal senso parecchio più autorevole!
Baci, Cinzia e a presto.
^ ^

11 dicembre 2008 16:22  
Blogger Mara ha detto...

@Beppe: eccomi di ritorno, Beppe!
Vedo che il dibattito è rimasto vivo e animato anche senza di me!!!
: D
Mi fa piacere che l' intervista sia stata apprezzata e che abbia fatto luce su aspetti curiosi e interessanti della tua vita oltre che sulla tua produzione letteraria!
Ti auguro il meglio in ogni campo, un abbraccio!
^ ^

11 dicembre 2008 16:25  
Blogger Unknown ha detto...

Cara Mara,
finalmente ho avuto un momento per leggere l'intervista. Complimenti per la scelta delle domande; so che non e' un lavoro facile. Sei riuscita a toccare punti caldi nel mondo dell'editoria oggi e si vede che tu e Beppe Iannozzi siete molto affiatati (ottimo botta e risposta). Come scrittrice trovo molto interessante il tema dell'autopubblicazione e non sai quante volte mi vengono rivolte domande al riguardo (d'ora in poi raccomandero' sempre di leggere questa intervista). Devo ammettere che se non fosse per la difficolta' di distribuire in maniera efficace il prodotto finito sarei tentatissima di cimentarmi con un esperimento...
Oltre che essere una talentuosissima scrittrice, sei anche un'ottima giornalista. Continua a scoprirti e lasciati scroprire.
Ti abbraccio,
T

20 dicembre 2008 16:48  
Blogger Mara ha detto...

@Tiziana: carissima Tiziana, ti ringrazio con tutto il cuore per l' incoraggiamento che mi dai ogni volta che passi di qui.
Il tuo parere è sempre importantissimo per me che comincio, giacchè proviene da una professionista della comunicazione e dell' informazione che di strada ne ha fatta davvero tanta da quando ha lasciato la nostra città, Taranto.
Quanto all' autopubblicazione, è un aspetto che ho ci tenuto particolarmente ad approfondire con Beppe perchè incuriosisce molto anche me.
Di fatto, tu hai toccato un punto dolens davvero cruciale, a mio avviso, ossia l' inesistenza della distribuzione... Se è vero che oggi il passaparola fa tanto in campo editoriale (come in quello musicale, ecc.) e che senz' altro un personaggio televisivo già molto noto come te avrebbe buone possibilità di vendere un libro autoprodotto, è vero anche che un libro non distribuito è un libro che fa davvero molta, molta fatica ad esistere e a circolare. Non tutti hanno la pazienza, la voglia o la possibilità di fare acquisti su internet...
Come ti scrissi tempo fa, io apprezzai moltissimo il fatto di aver trovato il tuo primo libro "Come sopravvivere ai Newyorkesi" su una bancarella a Villa Borghese e mi congratulai, dentro di me, con il tuo editore Cooper!

Tantissimi baci, grande T.!

21 dicembre 2008 13:15  

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